SPIRITI DELL'ALTOPIANO

Primavera. Il verde nuovo, intenso e vivido, da sfoggio di se sugli alberi e tra le praterie dell’altopiano, una monocromia interrotta solo dal puntiforme giallo dei ranuncoli e dai delicati colori di tante altre fioriture che ovunque, qua e la, reclamano il loro effimero momento da protagoniste. Le frequenti piogge, quasi quotidiane, danno diretta manifestazione del nome di queste montagne, Simbruini, dal latino Sub imbribus (letteralmente “sotto le piogge“, appunto); le nebbie che ne derivano alle prime ore del giorno confondono il paesaggio in un’atmosfera incerta ed onirica.
Eppure la visone del lupo, per quanto fugace ed improvvisa sul crinale, non è un sogno bensì un reale e prezioso frammento dell’anima selvaggia di queste montagne. Un’ombra indefinita che si muove al margine del bosco nel flebile chiarore che precede l’alba, mi piace pensare sia lui ancora una volta e questo il suo silenzioso saluto che mi accoglie lungo il sentiero che conduce, di giorno in giorno, fino al solito punto di appostamento. Lì, dove con devozione ci si siede aspettando la luce, nascosti nel paterno abbraccio di un grosso tronco, e l’attesa si fa preghiera per un nuovo incontro, stavolta tangibile ed indelebile, occhi negli occhi.
Il lupo, insieme a lepri, volpi, cervi e caprioli sono gli spiriti di questo altopiano, guardare nel profondo dei loro occhi è sfiorare quell’inafferrabile mondo a cui essi appartengono, puro, innocente, autentico, selvatico, così lontano dal nostro. Un privilegio di pochi attimi riservato a chi, in punta di piedi, vaga ancora alla ricerca dell’essenziale e, forse, di se stesso.