Il ritorno del Grifone

Maestoso veleggiatore dall’aspetto inconfondibile, l’avvoltoio Grifone (Gyps fulvus) grazie ad un’apertura alare che sfiora i 3 metri è il più grande volatile presente nei cieli dell’Appennino e, di conseguenza, una delle specie più scenografiche che si possano osservare a queste latitudini. A differenza della maggior parte degli altri rapaci, il grifone non è un uccello cacciatore bensì esso si nutre esclusivamente di carogne; e proprio per questa sua caratteristica di “spazzino” ricopre un ruolo di importantissima utilità ecologica, garantendo la rapida rimozione delle carcasse ed arginando le probabilità di diffusione di malattie ed epidemie.
La sua odierna presenza nelle montagne del centro Italia, dopo la triste scomparsa degli ultimi esemplari autoctoni, è legata ad un’importante opera di reintroduzione avviata dal Corpo Forestale dello Stato all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso presso la Riserva Orientata del Monte Velino, in Abruzzo. Grazie a questo progetto oggi qui vivono in maniera stanziale almeno 200 esemplari suddivisi in diverse colonie, tutte nidificanti nell’area del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino e dei Monti della Duchessa. Sempre nell’area della Marsica, negli ultimi anni un’ulteriore colonia si è insediata nell’alta Valle del Liri, al margine del versante abruzzese dei Monti Simbruini.
Una presenza quella del grifone che, oltre ad aggiungere un oggettivo valore naturalistico alle aree frequentate, è capace di suscitare grande fascino ed ammirazione; pochi altri volatili sanno infatti rapire lo sguardo al pari di questo rapace mentre si libra in aria sfoggiando l’elegante volo planato a caccia di correnti termiche. Ma più di tutto, forse, ad emozionare è poter di nuovo vedere la sua imponente sagoma volare alla riconquista di spazi sempre più vasti nei cieli di tutto l’Appennino
centrale, un tempo già sua naturale dimora.

Le immagini contenute in questo portfolio sono state tutte scattate nei primi mesi del 2020 dopo un lungo periodo di studio ed osservazione sulle abitudini degli esemplari che frequentano assiduamente l’area dei Monti Simbruini. Immagini che per la loro realizzazione hanno richiesto pazienza e perseveranza, nonché innumerevoli sopralluoghi (accompagnati dalla solita buona dose di fatica) alla ricerca dei luoghi di appostamento più favorevoli, sia in termini di sfondo e angolazione della luce che di probabilità di transito del soggetto a distanza ragionevolmente ravvicinata.