GIGANTI DI ROCCIA

Selvagge ed imponenti, sono questi i primi aggettivi che vengono alla mente quando da lontano si osservano le grandi vette del massiccio del Velino, montagne che si contraddistinguono principalmente per la loro spoglia e ruvida bellezza ma che in realtà, se esplorate a fondo, si scoprono anche straordinariamente ricche di vita e di ambienti tutt’altro che inospitali. Alle quote più alte il paesaggio è comunque quasi esclusivamente aspro e brullo, dall’aspetto a tratti lunare; ad interrompere i ripidi fianchi slavati delle vette si ergono numerose cenge rocciose e pareti, maestosi circhi e valli scavate dallo scorrere di antichi ghiacciai. Più in basso l’ambiente si fa invece meno ostile: ai piedi delle alte cime si estendono vasti altopiani carsici circondati da fitte faggete che riportano alla vista i più classici scorci appenninici e completano un quadro paesaggistico estremamente vario ed interessante. Tutt’attorno alla vetta principale del Monte Velino (2487 m.s.l.m.) una tormentata e complessa orografia si dipana in numerose altre importanti cime e dorsali che si innalzano ben oltre i 2000 metri di quota e che, intersecandosi tra loro, si susseguono a perdita d’occhio. Sono i Monti della Duchessa, le cime che sorgono attorno a Campo Felice, la Magnola ed il Sirente, giganti di roccia dall’aspetto grandioso ed elegante che, tutti insieme, costituiscono una delle più importanti roccaforti di natura solitaria e selvaggia di tutta l’Italia centrale.
La wilderness che trasudano queste montagne, insieme alla malinconica bellezza degli ambienti più estremi, sono gli aspetti che di esse più mi affascinano e che mi spingono ad immortalarle, anche se dal punto di vista fotografico non sono paesaggi affatto facili da riprendere. Quasi tutte le vette ed i luoghi più rappresentativi sono infatti distanti dalle vie di comunicazione, impossibili da raggiungere negli orari di miglior luce senza lunghi ed impegnativi avvicinamenti a piedi da affrontare quasi sempre al buio. Certo è che l’emozione che si prova nel vedere queste aspre montagne colorarsi sotto le luci dell’alba e del tramonto è uno stimolo ben più forte della tanta fatica profusa per essere li in quegli istanti. Anche perché sono convinto che valga davvero la pena provare a raccontare come queste montagne siano ben altro oltre gli affollati e deturpanti caroselli sciistici di Campo Felice ed Ovindoli.